Il Film

Un’intervista con Simone Weil racconta l’evoluzione di una donna straordinaria, che passa dall’idealismo politico all’abbandono religioso; è un viaggio per comprendere come la compassione estrema di una donna per i sofferenti abbia finito per ucciderla. Il focus primario del film è il periodo politicamente attivo di Simone, negli anni’30, un periodo culminato in una serie di esperienze religiose di profonda trasformazione e nella conseguente perdita di fiducia in un cambiamento politico radicale.

Il film colloca l’eredità politica e spirituale di Simone Weil nel presente, attraverso incontri con studiosi, familiari, pensatori religiosi e attivisti che hanno incorporato elementi del lavoro di Simone nel proprio. Nonostante Simone sia morta più di sessant’anni fa, è ancora una figura rilevante e d’ispirazione, perchè è sempre rimasta eticamente e politicamente impegnata, in un mondo effimero e cinico e, si potrebbe dire, in un periodo altrettanto oscuro della Storia.

La storia entra nel vivo con materiale d’archivio dell’Europa negli anni ’30, fortemente evocativo, con fotografie e scritti della famiglia Weil ed interviste. Questi elementi sono interconnessi con materiale filmato oggi, nei luoghi fondamentali in cui Simone ha vissuto e lavorato, e con immagini di un’attrice che “diventa” Simone nel corso del film.

Martire, idealista e depressa, Simone fu un po’ di tutte e tre dice sua nipote Sylvie Weil, che le assomiglia in modo impressionante. Filmata a Parigi e a New York Sylvie esprime tutta la sua ammirazione per Simone, ma anche sentimenti conflittuali, ad esempio per il rapporto di sua zia con l’Ebraismo. Raymonde Weil Nathan, la cugina novantasettenne di Simone, si meraviglia dell’adulazione che Simone riceve e tratteggia un ritratto di Simone e del suo milieu culturale e sociale. Il filosofo Sylvère Lotringer getta una luce sugli anni dell'attivismo e della fabbrica, sottolineando la lungimiranza dei pensieri di Simone. Padre Jobert, un frate benedettino del Monastero di Solesmes, racconta con ammirazione della straordinaria capacità di Simone di prestare attenzione, ma poi ne rivede la grandezza, dato che ha rifiutato di abbracciare la Chiesa Cattolica. Florence de Lussy, che ha passato 27 anni a curare l’intero corpo letterario di Simone alla Bibliothèque Nationale a Parigi, ci racconta dell’idealismo di Simone e dell’interesse profondo che ancora la filosofia di Simone alimenta nei giovani. L’atrrice Soraya Broukhim sperimenta sulla propria pelle le idée e la vita di Simone, nel tentativo di impersonarla.

Per Simone il corpo fisico è lo strumento fondamentale per capire il mondo ed empatizzare con le persone. La sua filosofia dell'attenzione si riferisce proprio alla capacità di svuotarsi di se stessi e fare propria la sofferenza di qualcun altro, per esperirla appieno. Lavorando con un'attrice, la cui missione è per definizione divenire qualcun altro, il film scava più in profondità nella filosofia di Simone e nel suo approccio alla vita.

Il risultato è un esperimento: il tentativo di riportare in vita Simone Weil, attraverso una mescolanza di realtà e finzione. Questa mescolanza include prove, lavoro in fabbrica e si conclude con un'intervista nella quale il filmmaker chiede all'attrice “diventata” Simone Weil ragione delle sue più importanti idée e motivazioni.

Lo stile visivo del film, girato in HD, è informato alla filosofia dell'attenzione: inquadrature lunghe, enfasi sui silenzi e la comunicazione non verbale; e si focalizza sulla dinamiche interpersonali, fra filmmaker e soggetti, in video e fuori.

 

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